LO SPETTACOLO
Nell’ambito del più ampio progetto “Memorie dalle dighe”, l’Associazione Fil de Fer ha proposto alla Comunità e agli ospiti lo spettacolo teatrale “Scorri acqua scorri” sulla storia dell’idroelettrico in Val di Peio. La rappresentazione teatrale, tenutasi nelle serate del 30 e 31 luglio e nel pomeriggio del 1 agosto a Cogolo, presso la sala multimediale del parco Nazionale dello Stelvio, ha visto l’attenta partecipazione del pubblico che ha potuto rivivere vicende storiche ancora presenti nella memoria collettiva della Comunità, sopratutto delle persone più anziane della valle.
Con un coup de théâtre inaspettato le vicende narrate partono dal presente per poi scorrere a ritroso nel tempo, con filo conduttore l’acqua, impersonificata dalle attrici abbigliate con serici mantelli di tulle azzurra, e da una ragazzina, testimone curiosa e meravigliata nei vari episodi.
L’acqua, dopo un breve ma suggestivo excursus sugli usi tradizionali dell’acqua come forza motrice per i mulini, le segherie veneziane, i magli, trasporta gli spettatori agli anni ’50 quando si sta costruendo la diga di Pian Palù e dove Eliana subito incontra Giovanni, incaricato di recapitare le lettere agli operai del cantiere, perlopiù analfabeti e che vivono ammassati in barcche di legno. Lo straziante racconto di due vedove ci riporta alla triste vicenda dei morti prematuri a causa della silicosi cdontratta nelle gallerie di derivazione. Un operaio spiega poi ad Eliana perché la realizzazione di questa diga abbia incontato tante difficoltà tecniche e sia stato necessario attendere il secondo dopoguerra per poter dare avvio ai lavori.
Ora siamo nel 1925, con l’ultimo sopralluogo al Careser dell’Ingegner Crosti, tra i promotori dello sfruttamento idroelettrico del bacino del Noce, prima dell’avvio dei lavori che inizieranno l’anno seguente con la costruzione delle centrali di Malgamare e Cogolo e nel ‘28 con la diga vera e propria, che viene terminata in tempi record nell’autunno del 1934. La toccante testimonianza di un operaio della valle racconta gli stenti e le privazioni delle maestranze in un cantiere a 2600 metri di quota con i lavori che ripartivano ogni anno a primavera per chiudersi ad autunno inoltrato.
Ancora un salto a ritroso e ci troviamo nel 1920, con l’Ingegner Crosti che illustra per la prima volta ai capi famiglia riuniti in Comune il progetto di sfruttamento a fini idroelettrici delle acque della Val di Peio. Comunque, nonostante la sofferta approvazione da parte della popolazione, i lavori non partono in quanto nel dicembre del ‘23 arriva una notizia che scuote tutti: la tragedia del Gleno, raccontata da una donna di Cogolo, perpetua proprio nel paese spazzato via dal crollo della diga, scampata miracolosamente al disastro.
Negli anni immediatamente precedenti la Prima Guerra Mondiale il Trentino è parte dell’Austria Ungheria e un giovane Ingegner Crosti viene accompagnato dalla guida alpina Moreschini nel suo primo sopralluogo in alta quota. Scoppia la guerra e i soldati di entrambe le parti si uccidono nell’anacronistica contesa delle vette, battaglie emblematiche per l’appropriazione dei ghiacciai che alimenteranno le future dighe.
Un ultimo balzo a ritroso nel tempo ci porta a Cogolo agli inizi del ‘900, dove sta per essere inaugurata la prima centralina a corrente continua, della potenza di ben …16 kW! Un episodio tra il serio e il faceto per raccontare i primi passi dell’idroelettrico con il complicato funzionamento delle rudimentali macchine d’epoca. A conclusione della rappresentazione un operaio, intento a sostituire le vecchie lampade a petrolio dell’illuminazione pubblica con le “nuove” lampadine elettriche, viene ironicamente apostrofato da una petulante e dubbiosa abitante del paese.
Alla realizzazione dello spettacolo hanno partecipato come attori diciassette soci, di cui otto donne, sei uomini, una ragazza e due ragazzi; a cui si sono aggiunti un attore professionista, la formatrice Marta Marchi e il regista Guido Laino.
Particolarmente impegnativi, anche se di grande effetto, la scenografia e l’impianto luci che hanno contribuito a rendere la rappresentazione estremamente suggestiva.
Unica nota negativa la limitata disponibilità di posti (110) a disposizione del pubblico: numerose le rimostranze di persone che per tale motivo non hanno potuto presenziare allo spettacolo e altrettanto numerose le richieste di replicare lo spettacolo.
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VitaTrentina 03 agosto 2025 PDF
Documenti
Documenti storici:
La diga del Gleno:
La vecchia officina elettrica del Comune di Cogolo:












































































































